Con Higuain la Juve conquista l’Europa. Senza il Pipita il Napoli cresce. Adesso però basta cessioni eccellenti

Champions League; Juventus-Monaco 2-1Mario Mandzukic festeggia il suo gol al Monaco con Gonzalo Higuain (foto Ansa.it)
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Non sono bastati sortilegi e macumbe varie, Gonzalo Higuain un campione era a Napoli e come tale si sta confermando anche nell’odiata Juventus. A suon di gol. E pure belli pesanti. Perché numericamente lo score potrà anche essere inferiore a quello (difficilmente eguagliabile) dell’anno scorso, ma il peso delle segnature è indiscutibile. Fiorentina, Napoli (in campionato ma soprattutto in Coppa Italia), Roma, solo per dire alcuni match in cui il Pipita ha regalato la vittoria alla sua squadra. Qualcuno però, ha avanzato anche l’ipotesi che, a fronte di tanta decisività in Italia, di questa se ne intravedesse meno in Europa. Ed è vero: Gonzalito effettivamente nella sua carriera ha segnato pochissimo nella fase a eliminazione diretta della Champions League, appena due gol, entrambi ai tempi di Madrid: il primo negli ottavi 2011/2012 contro il Cska Mosca; il secondo nei quarti di finale 2012/2013 contro il Galatasaray. Certo numeri non da Higuain. Un trend confermato anche quest’anno con Porto e Barcellona fino al momento più importante, ovvero la semifinale in casa del Monaco, quando il giocatore ha aggiornato la casella gol fatti aggiungendone due che praticamente garantiscono la finale.

Dunque si potrebbe dire, adattando un’ espressione coniata in economia, che i gol di Gonzalo Higuain non andrebbero tanto contati quanto pesati; andrebbe cioè considerata più l’importanza delle segnature che il loro numero effettivo. Ecco, partendo da questo, il discorso arriva inevitabilmente al Napoli. La squadra di Sarri, nonostante la partenza dell’argentino, è andata in gol un maggior numero di volte rispetto all’anno scorso. Grazie al gioco, alla qualità dei suoi interpreti, ormai da tutti riconosciuti. Ma quindi, Higuain o meno, non è cambiato niente? Forse non è esattamente così. Perché, come si diceva, non tutti i gol sono uguali. Pensiamo a un eventuale gol del 2-1 contro il Palermo, o del 3-2 contro il Sassuolo, che avrebbero dato quei punti in più rispetto a un gol del 4-0 contro il Cagliari, praticamente ininfluente. Conclusione: con un Pipita in più, con la sua classe, con il suo incredibile fiuto, con il suo esser determinante forse qualche gol pesante in più la squadra di Sarri lo avrebbe fatto, ritrovandosi così più punti in campionato.

Però va detto tutto: senza la sua cessione il Napoli non avrebbe fatto la sontuosa campagna acquisti della scorsa estate, che ha visto arrivare diversi talenti che, già nell’immediato futuro, potrebbero dare soddisfazioni ai tifosi. Del resto il club di Aurelio de Laurentiis ormai ce lo ha insegnato: per una società dal non così alto fatturato, l’accesso alla Champions e soprattutto le cessioni eccellenti sono grandi occasioni per far crescere la qualità collettiva. Occasione che anche questa volta sembra essere stata sfruttata bene.

Adesso però è finito il momento di cedere i migliori. Si perché la squadra vista quest’anno sembra essere un’ottima base per lottare al vertice l’anno prossimo. Ergo non va minimamente toccata, né nei suoi undici titolari, né nella panchina, quest’anno veramente di qualità. Non solo qualità e completezza della rosa, ma anche armonia fra i giocatori, consapevolezza della propria forza, grande fiducia nel tecnico, sono i tanti motivi per cui meno si tocca questo gruppo meglio è (salvo qualche intervento mirato). E questo sembra averlo capito bene anche il presidente de Laurentiis, dando in questo senso un grande segnale coi rinnovi di Mertens e Insigne, con tanto di ricco adeguamento, elementi fondamentali di questa squadra.

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