EuroVolley 2026, Julio Velasco: “La mia Italia ha buoni anticorpi ma è un Europeo pieno di sorprese”

EuroVolley 2026, Italia-PoloniaIl ct azzurro Julio Velasco

INVIATO A ISTANBUL. Assalto finale. L’Italia del volley femminile è pronta per la semifinale degli Europei contro la Polonia (ore 18, tv su Rai2, Sky, Dazn). La caccia al terzo oro che conta riparte da Istanbul dopo la gara dei quarti vinta con la Svezia, faticando molto più del prevedibile. Probabile che da spauracchio la partita con le svedesi delle sorelle Haak si stia trasformando in spinta motivazionale per le azzurre, come conferma la capitana Anna Danesi: «Arriviamo a questa sfida ancora più consapevoli, ci conoscete: quando ci sono i momenti più difficili, diventiamo delle belve». Dagli occhi di tigre a quelli della belva il passo è breve e la circostanza a Julio Velasco, il guru della panchina azzurra che vuole replicare il titolo europeo vinto per ben tre volte allenando i ragazzi della Generazione dei fenomeni nel secolo scorso, non dispiace.
«Abbiamo buoni anticorpi perché alla fine con la Svezia ci siamo tirati fuori anche questa volta – spiega il ct dell’Italia -. Certo, abbiamo sofferto e possiamo soffrire anche molto ma non subire. Dobbiamo essere più lucidi, per questo non capisco cosa vuol dire la parola pazienza…».
A volte la pazienza serve.
«I giocatori sono poco pazienti, sbagliano perché non hanno pazienza o sbagliano perché non trovano la soluzione giusta per quella situazione. Tutto qui».
La verità è che dalla sua Nazionale si vorrebbe sempre il percorso netto come alle Olimpiadi di Parigi.
«Ma no, quello è stato un anno strano. Nel senso che non è normale che una squadra vinca tutto nell’estate perdendo praticamente una sola partita e un solo set in un’Olimpiade. È stata una cosa strana, bellissima, ci ha dato consapevolezza, però è strana».
Però poi è arrivato il Mondiale, anche quello mica è normale.
«Nel secondo anno della storia, giocare come campioni olimpici non è facile, tanto meno ripetersi. Ci siamo riusciti soffrendo molto nel finale del Mondiale quando abbiamo saputo giocare non solo quando va tutto bene, come a Parigi, ma anche quando abbiamo avuto grandi difficoltà».
Questo è un anno “normale” allora?
«Quest’anno la differenza è che abbiamo fatto dei cambiamenti di diverso tipo e non solo quello di Antropova. Abbiamo dato riposo a quattro giocatrici (Egonu, Orro, Danesi e Sylla, ndr) ed è l’unico anno in cui lo potevamo fare. È chiaro che non è una cosa semplice perché poi le ragazze arrivano più tardi e devono prendere il ritmo».
Ci ha ripensato?
«Apparentemente sembrerebbe che i calcoli li abbiamo fatti abbastanza bene, nel senso che hanno preso il ritmo rispetto a quello che hanno riposato. Altrimenti il rischio è che non arrivassero bene nei prossimi due anni, perché tante stagioni senza fermarsi mai è molto logorante. Però non è stata una cosa da poco».
E con il cambio di ruolo di Antropova, bocciato e poi ripromosso, come la mettiamo?
«Allora, il cambio del ruolo di Kate è anche il cambio di posizione in difesa di Fersino. Insomma, molte cose era giusto farle quest’anno e le abbiamo fatte. Tutto qua, quindi è un anno completamente diverso dai due precedenti».
Soddisfatto?
«Speriamo che basti, però le difficoltà ci sono quando uno cambia tante cose».
Ma allora quale è stato il cambiamento più importante?
«Credo che uno dei cambiamenti che abbiamo fatto nella mia gestione rispetto al passato è che noi non ci appoggiamo troppo su nessuna giocatrice. E invece è un errore che è tornato proprio con la Svezia. Le individualità sono la base di una squadra, poi bisogna utilizzarle bene».
Chiaro il riferimento a Egonu e Antropova che però adesso giocano insieme, non è poco.
«Lasciamo stare, a me parlare prima non piace mai. Questo è un gioco di squadra, certamente le individualità hanno la loro importanza, come dico sempre, però parlare prima non piace e porta malissimo».
Scaramanzia a parte, che Polonia si aspetta? L’avete stracciata meno di un mese fa.
«Una squadra che ha cambiato moltissimo rispetto alla Vnl e al torneo in Polonia che abbiamo vinto noi. Lì hanno giocato proprio male, invece in questo Europeo hanno battuto la Turchia quindi sono gasate, hanno fatto buone partite. Di sicuro, ha avuto momenti in cui giocavano peggio».
Per Santarelli, il ct della Turchia che aspira a vincere questi Europei in casa, c’è un livellamento verso il basso da un paio d’anni. È così?
«No, è verso l’alto. Io tutti quelli che parlano del livellamento verso il basso in qualunque sport non li capisco, secondo me non hanno videocassette vecchie a casa. Dire che prima c’era più tecnica è una bestemmia detta in Vaticano. Pensate alla qualificazione alle Olimpiadi della Thailandia: è la sorpresa più incredibile che ci poteva essere».
Quindi può succedere di tutto, anche qui a Istanbul?
«Quindi questo vuol dire che può succedere, una volta era quasi impossibile che succedesse, adesso risultati scontati non ce ne sono».
Che fa, mette le mani avanti?
«Non ci sono cicli lunghi di nessuna squadra, anche nel maschile. Ci sono stati cicli lunghissimi in passato, oggi invece vince uno, vince l’altro. Non è una cosa negativa, è una cosa positiva».
Positiva come continuare a vincere.
«Stiamo bene, abbiamo riposato e ci siamo allenati. Siamo pronti».
Ecco, le parole giuste per andare a caccia. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Intervista pubblicata su La Stampa del 5 settembre 2026

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