Fefè De Giorgi: “Ai Mondiali la mia Italia senza limiti, siamo pronti a difendere il titolo”

De Giorgi, ct ItaliaFerdinando De Giorgi, 63 anni, ct dell’Italia dal 2021 (foto FIVB)

La strada giusta. È quella che cerca Ferdinando “Fefè” De Giorgi per difendere il titolo mondiale. La sua Italia lo ha conquistato nel 2022 in Polonia e ora se lo gioca nelle Filippine dal 12 al 28 settembre. Una strada che parte da lontano e che passa da Malpensa, nella sede Dhl per un evento con il main sponsor delle nazionali di pallavolo, facendo poi tappa a Torino prima della partenza per l’Asia. Da domani fino a domenica al PalaVela gli azzurri sfidano Turchia, Germania e Paesi Bassi in un quadrangolare che riporta il grande volley in Piemonte, terra molto amata dal ct che spesso ricorda come «proprio a Cuneo, ho iniziato a fare l’allenatore. Un legame sportivo ma anche umano, personale con questa terra».
Amarcord a parte, c’è da difendere il titolo.
«Stiamo bene, abbiamo lavorato con grande intensità e con molta partecipazione».
Quest’anno per la prima volta avete conquistato una medaglia in Vnl, l’argento perdendo però malamente la finale con la Polonia.
«Se vuoi giocare per le medaglie ogni anno devi migliorare e fare dei passi in avanti. Noi sappiamo di essere competitivi, il fatto è che ci sono anche altri che lo sono».
La Francia di Giani, la Polonia di Grbic e l’Italia di De Giorgi: un copione già visto.
«Ci sono quelle due o tre squadre con cui battagliamo ogni volta per vincere. Le differenze non sono enormi, anzi. Siamo tutte molto vicine, come roster la Polonia è quella messa meglio ma la Francia ha dimostrato alle Olimpiadi cosa è capace di fare. Insomma, c’è da combattere e anche da recuperare qualche centimetro sotto rete».
Più o meno i centimetri però sono gli stessi di tre anni fa quando il Mondiale lo vinceste proprio stracciando i polacchi in casa loro.
«Tre anni fa non eravamo proprio una sorpresa, avevamo appena vinto gli Europei però non ci accreditavano tra i favoriti e prendemmo dei brutti ceffoni in Vnl, forse quelle sconfitte le abbiamo usate bene».
Lo spirito di gruppo, il suo mantra in questi anni.
«Non deve cambiare lo spirito nell’affrontare le cose, questa è una squadra che ha un gruppo molto coeso, tengono tutti alla maglia, orgogliosi di rappresentare l’Italia nel mondo».
Puntare in alto con umiltà, è questa la sua formula?
«Non ci poniamo limiti. Una squadra competitiva deve affrontare partita dopo partita. Tutti puntiamo verso l’alto, sarà difficile per noi ma anche per chi ci affronterà. Siamo dalla stessa parte del tabellone di Polonia e Francia, prima di arrivare in finale bisognerà sudare parecchio. Sarà un Mondiale equilibrato».
Ha perso Daniele Lavia, uno dei punti di forza della sua squadra.
«Appunto, tutto bene a parte questo infortunio all’ultimo esercizio dell’ultimo allenamento: una cosa incredibile».
Il giocatore starà fuori per un po’ per le fratture alla mano destra e l’Itas Trentino, il suo club, è parecchio contrariato.
«È stata una brutta botta, sia dal punto di vista umano che tecnico. Un giocatore come Lavia assicura grande equilibrio. La mia preoccupazione non è cosa facciamo adesso perché abbiamo le armi e i giocatori per andare avanti, mi dispiace che non abbiamo Daniele».
I sostituti quindi ce li ha già in casa?
«Per fortuna abbiamo avuto una Nations League che ha permesso sia a Bottolo che a Porro ma anche a Sani di essere coinvolti a pieno nel progetto, non dobbiamo inventarci niente. E a Torino metteremo a punto alcuni meccanismi».
Sono pronti?
«I ragazzi ricoprono quel ruolo in campionato, devono solo pensare a giocare, fare quello che abbiamo imparato negli allenamenti e applicarlo in campo. Stop».
Un Mondiale è l’occasione della vita per un giocatore e, perché no, per un allenatore?
«Ma no, le vere occasioni importanti della vita sono altre. In fondo andiamo a giocare a pallavolo».
Ride. Si capisce che Fefè, ancora una volta, fa sul serio. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Intervista pubblicata su La Stampa del 28 agosto 2025
LA STAMPA pagine 28 e 29 del 28-8-2025

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