Intervista a Mara Carfagna: “Con Renzi governo Pd-Pdl”

di Angelo Di Marino
Onorevole Carfagna e ora che succede?
Napolitano ha deciso di prendere altro tempo e soprattutto di dare priorità a quelle proposte che sono necessarie per affrontare i problemi del Paese. La speranza del Presidente è quella di trovare la convergenza delle forze politiche sulle proposte che verranno dalle commissioni. Un governo di scopo, insomma.
Di fatto Napolitano legittima anche Monti, in fondo mai sfiduciato dal Parlamento. Un po’ come tornare a prima del voto, non trova?
In questo ultimo mese si è persa una grande occasione, finendo solo per sottoporre il presidente Napolitano a pressioni estenuanti. Il risultato elettorale ha consegnato un pareggio sostanziale tra le due coalizioni principali, quella di centrodestra e quella di centrosinistra, che avevano il dovere di trovare un accordo nell’interesse del Paese, mettendo da parte gli interessi di bottega e le beghe di parte.
E invece…
Berlusconi subito dopo il voto ha teso una mano al Pd dicendo di essere pronto a condividere la responsabilità di governo, individuando anche delle priorità come la riduzione dei costi della politica, la riforma elettorale e le misure per la crescita economica. Bersani invece ha preferito i grillini ricevendo in cambio ripetuti rifiuti e insulti. Così oggi ci troviamo in una situazione di stallo che certo ci danneggia.
Senza Bersani si sarebbe fatto il governo Pd-Pdl?
Dipende dal leader dei democratici, ovviamente.
Vuole un nome? Ne faccio uno a caso: Renzi.
Probabilmente sì, credo che l’atteggiamento pregiudiziale nei confronti di Berlusconi sia profondamente radicato in quella nomenclatura post comunista che non accetta l’idea che il Pdl possa ancora giocare un ruolo determinante nella politica.
Renzi invece è un’altra cosa…
Con i se e con i ma non si va certo lontano, però immagino che se ci fosse stato un esponente del Pd di area liberal avrebbe avuto meno chiusura e rigidità.
Dopo l’estate il Pdl era spacciato e la lunga parentesi berlusconiana chiusa per sempre. Cosa pensavate?
Pensavamo che Berlusconi sarebbe rimasto fuori dal campo. Nel momento stesso in cui ha deciso di tornare a giocare la partita, ci aspettavamo una grande rimonta. E’ assodato che lui sia un catalizzatore di consensi, capace di ribaltare situazioni particolarmente negative. Ha una straordinaria forza di parlare al cuore e alla testa degli italiani.
Ci risiamo con il Cavaliere che sa fare tutto. L’abbiamo già sentita questa…
Guardi che ha dimostrato di essere l’unico ad avere una visione chiara dei problemi del nostro Paese e a proporre delle soluzioni. Non ne ricordo, francamente, da parte dei democratici. Parlo dell’Imu quanto della detassazione per l’assunzione dei giovani.
Le elezioni hanno consacrato Grillo leader politico e il Movimento 5 Stelle forza parlamentare. Ma i grillini le stanno simpatici?
Innanzitutto chi ha votato M5S ha espresso delle esigenze che non vanno assolutamente trascurate. Dagli elettori viene una richiesta di cambiamento e trasparenza, oltre che di sobrietà nelle istituzioni. Dei parlamentari grillini invece posso dire poco, parlano solo attraverso il loro leader e non ho avuto il piacere di confrontarmi con loro. Sono abbastanza schivi e riservati, diciamo così…
Grillo invece…
Non mi piace. Non mi piace il suo modo di cavalcare il sentimento di antipolitica che c’è tra gli italiani. Le sue sono teorie provocatorie, come quella del Parlamento che non ha bisogno di un governo. Ha uno schema di democrazia diretta, ma diretta da lui. Usa il web che però una buona fetta di italiani ancora non usa, quindi il suo è un discorso escludente e non aggregante. Un fan club, insomma.
Non la fa ridere neanche come comico, a quanto pare…
E’ un signore che fa molte battute e poche proposte concrete. Le istanze che intercetta vanno tenute in grande considerazione ma non bisogna trasformarle in una rincorsa affannosa che sfocia poi solo nel populismo e nella demagogia.
Non crede che il nostro sud ancora una volta sia stato il grande assente nell’ultima campagna elettorale?
E’ stata una campagna elettorale dominata dai numeri della crisi, così come dallo spread. Ci si è confrontati su una politica economica e fiscale troppo sbilanciata che non prevede crescita. Insomma, le proposte economiche hanno dominato il campo. Proposte che comunque riguardavano anche il Sud.
Pdl vittorioso in Campania senza Cosentino: è stato un voto di pancia o di testa?
Credo sia stato un voto di testa. La gente ha ragionato sulle proposte di Berlusconi.
Rieccolo…
Non lo dico mica io. Lo afferma uno studio dell’Oxford Economics sull’analisi dei programmi elettorali. Secondo quello studio, l’Italia sarebbe cresciuta solo con l’attuazione del programma del Pdl e di Berlusconi.
Non sarà mica sempre e solo merito del Cavaliere?
C’è stato anche un grande affiatamento con il coordinatore (Nitto Palma, ndr) e con i candidati. Un gruppo di persone che ha lavorato con compattezza, coesione e grande unità. Ciascuno di noi si è sentito determinante, confermando anche che sul territorio c’è ormai una classe dirigente molto radicata.
Nel 2010 le Regionali e ora, da capolista in Campania 2, il successo alle politiche. Vuole sfatare il famoso tabù del nemo propheta in patria…
In Campania mi sono sempre sentita a casa per quanto riguarda la mia gente e il mio elettorato. Questo mi spinge ad andare avanti anche quando non ho vissuto situazioni piacevoli all’interno del mio partito, quando ho sofferto la possibilità di sentirmi a casa.
A proposito di casa sua, Salerno che città è in questo momento?
L’esperienza ormai ventennale di De Luca ha sicuramente rappresentato una svolta. Però alla città manca un progetto complessivo e lungimirante di sviluppo che faccia i conti con la crisi. Si impone una revisione del progetto città. Sono convinta che il turismo sia l’unica seria prospettiva per una città che si trova in una posizione geografica eccezionale.
Allora non vede De Luca come il sindaco a vita…
Tra qualche anno dovrà lasciare e non potrà ricandidarsi, ma lo dice la legge e non io. Credo che negli ultimi anni come centrodestra abbiamo preso delle decisioni sui candidati che non ci hanno avvantaggiato. Già da oggi si dovrebbe iniziare a ragionare, perché Salerno è una grande città. Forze politiche responsabili come la nostra devono iniziare da molto prima le riflessioni sul programma e sulle persone da candidare.
Riflessioni che nel centrodestra farà da sola vista la rottura con Cirielli?
Le battaglie più difficili si combattono meglio se si combattono insieme. Mi spiace che questo non sia accaduto in provincia di Salerno per le prossime amministrative. A Pontecagnano e Scafati abbiamo dovuto prendere atto di ufficializzazioni autonome di alcune candidature da parte di Fratelli d’Italia. Se si rompe il fronte moderato si fa solo un piacere alla sinistra. Abbiamo il dovere di stare insieme, l’elettorato non apprezza la frantumazione.
Cirielli dice che lei può trattare solo con lui. Ma qualcuno farà il primo passo?
Ce lo auguriamo. Vediamo cosa accadrà nei prossimi mesi e quale sarà il consenso alle prossime amministrative. Da parte nostra c’è ampia disponibilità al dialogo, altrimenti avremmo rotto immediatamente viste le evidenti provocazioni venute da Fratelli d’Italia. Abbiamo tentato anche una mediazione a livello nazionale che però non è riuscita.
Allora a Salerno come nel resto d’Italia il futuro della politica è donna?
Me lo auguro da donna ma soprattutto da cittadina italiana. Le donne che sono in politica non sono animate dalla sete di potere, ma dalla consapevolezza di poter essere al servizio degli altri con onestà e trasparenza. Un valore aggiunto in un’epoca come questa.
Buona Pasqua.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

pubblicata su “la Città” del 31 marzo 2013

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