Primarie Pd, Renzi: «Non sono io l’alleato di Berlusconi. Gentiloni non cadrà». Le interviste ai candidati

Matteo Renzi durante l'intervista rilasciata all'AglMatteo Renzi durante l'intervista rilasciata all'Agl
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Mezza giornata a Bruxelles, mezza nel cuore di Roma e la testa già a lunedì primo maggio: «Se vinco mi metto in calzoncini e maglietta. Sa, a Pontassieve si corre la mezza maratona…». Matteo Renzi ha il piede sempre sull’acceleratore. È la terza volta che affronta le primarie per la segreteria del Partito democratico. Da rottamatore nel 2012 dovette arrendersi a Bersani, salvo ribaltare il risultato un anno dopo prendendosi prima il partito e poi il governo.
Renzi, che salute gode il Pd in questo periodo?
«Quando un partito riesce a mobilitare migliaia di persone significa che è un partito che ha voglia di discutere le idee e non di fare polemiche. Siamo gente libera che vuole impegnarsi. C’è chi pensa che in politica decide solo uno, come dalle parti di Genova o in una villa di Arcore. Chi invece va a votare o entra in uno dei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia e decide di disegnare il futuro dei propri figli e del Paese».

Sembra un Pd che sorride, allora…
«Sorride e se domenica vinco sorride ancora di più».
Eppure Emiliano e Orlando descrivono un partito in sofferenza, a causa della sua gestione. Una lacerazione interna.
«In democrazia lecito avere opinioni diverse. Ma la democrazia è anche decidente, e in questo caso ha deciso la base. L’opinione di Emiliano e Orlando non so quanto sia condivisa dai nostri iscritti».
Si vota per il candidato premier più che per la segreteria.
«È lo statuto del Pd che lo prevede, non io. Sono regole, io sono per rispettarle. Chi dice di volere la legalità e poi non rispetta le regole…»
Lei con i discorsi sulle alleanze ha scatenato le critiche di chi teme un altro patto del Nazareno con Berlusconi.
«Definirei stravagante chi mi accusa di essere un alleato di Berlusconi. Sono proprio quelli che, cinque mesi fa, hanno fatto i comitati per il “no” al referendum e mi hanno mandato a casa. A me Berlusconi la fiducia non l’ha mai votata. L’ha votata al governo Letta, in cui c’era già Orlando. Le alleanze le vedremo dopo il voto. Vorrei una legge elettorale semplice che ci dica chi ha vinto la sera stessa delle elezioni. E che sarebbe diventata realtà con il referendum costituzionale che invece chi ora mi attacca ha contribuito a bocciare, dicendo che in sei mesi avrebbe fatto una nuova legge elettorale. E invece…».

Elezioni anticipate, una ipotesi che sembra piacerle.
«Non ci sarà, non c’è relazione con le primarie. Il voto ci sarà quando lo deciderà il Capo dello Stato. Certo, in un Paese normale quelli che stanno al governo non chiedono le elezioni. E noi siamo al governo con i nostri ministri. Per il momento c’è tutto l’interesse ad andare avanti, facendo un buon lavoro con Gentiloni purchè sia sulle questioni vere».
Rivendica la piena continuità con il suo di governo quindi.
«Tutti gli investimenti che abbiamo fatto stanno iniziando a dare dei frutti, come più posti e occupazione. Dobbiamo continuare questo buon lavoro che non è ancora sufficiente. Girando per le periferie in questa campagna elettorale capisci che c’è ancora molto da fare. Gli altri urlano, noi facciamo».
Ha chiuso la sua campagna a Bruxelles ma a lei questa Unione europea così sembra non piacere affatto.
«Europa sì ma non così, fa anche rima. Credo nell’Europa ma bisogna cambiare sulla politica sui migranti, su quella economica. Basta con il derby tra populisti e tecnocrati».

L’inchiesta Consip che coinvolge suo padre sta condizionando il suo percorso?
«Cio che è accaduto merita il massimo della luce e dell’attenzione. Si veda se gli indagati sono colpevoli. Chiedo ai magistrati di andare a sentenza. Se si sono inventate prove, che è una tesi dell’accusa, credo che per rispetto si dovrà capire chi è stato il mandante».
Porte chiuse a chi è andato via dal Pd?
«Chi si è messo fuori dal partito ha scelto. Qualcuno dovrà prima o poi spiegare perché lo ha fatto…».
Ma qualche volta ripensa alla sera del 4 dicembre e alle dimissioni…
«Lo rifarei domattina. Una battaglia persa non è per forza una battaglia sbagliata. Non dimettendomi mi sarei messo al riparo, è vero. Ma quella battaglia serviva all’Italia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Intervista pubblicata dai giornali locali del Gruppo Espresso sabato 29 aprile 2017

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