“Oltre i partiti”: il libro di Bettini sul Pd tra De Luca e il berlusconismo

Salerno. Il titolo del libro, “Oltre i partiti”, sembra cucito addosso a Vincenzo De Luca. E infatti Goffredo Bettini, che il libro lo ha scritto, lancia l’assist al sindaco e prova a spalancargli la porta di quel ruolo nazionale che da tempo il Pd gli promette e che però tarda a venire.
Il tema, nel salone del gonfalone del Comune, è quello del futuro dei Democratici, «sospesi a mezz’aria» dopo aver perso il “cielo” delle ideologie e la “terra” del contatto con la gente. Si invoca la svolta, e Bettini, braccio destro di Veltroni quando quest’ultimo era segretario nazionale, guarda verso Salerno: «Mi auguro che De Luca, con la sua passione e la sua intelligenza, possa essere uno dei protagonisti. Per me sarebbe importante che vi fosse un suo impegno».
A parlare del libro, nel dibattito moderato dal direttore de “la Città” Angelo Di Marino, c’erano anche Marco Follini (ex segretario Udc confluito nel partito Democratico), Massimiliano Smeriglio (esponente di Sel e assessore provinciale a Roma), Franco Vittoria (già candidato alla segreteria del Pd campano per la mozione Marino). L’intervento di De Luca è quello più duro: «Gran parte del gruppo dirigente del Pd è il principale ostacolo nel rapporto tra il partito e la gente. Un gruppo totalmente autoreferenziale, una sommatoria di correnti che ha la sola preoccupazione di trovare quattro posti per quattro candidati della propria componente. Mica discutono di come sbloccare gli investimenti nel Comuni, sottraendoli al patto di stabilità». Da Palazzo di Città rilancia e rafforza l’atto di accusa pronunciato domenica alla festa Democratica di Pontecagnano: «Dire la verità non è autoflagellarsi. Anche lì avevo fatto una domanda, poi c’è sempre qualcuno che non capisce – sottolinea – Avevo chiesto qual è la proposta del Pd per la crisi economica. Invece dobbiamo aspettare Montezemolo per dire che forse una piccola patrimoniale è indispensabile, perché siamo al disastro e gli enti locali sono distrutti. Noi siamo un Comune virtuoso – spiega – ma quest’anno non so se riusciremo a rispettare il patto di stabilità, perché se mi tolgono 25 milioni di euro a ottobre io quei soldi non li recupero più. E questo significa niente investimenti e niente servizi». E’ su questi temi, sui problemi reali delle comunità, che chiama il Pd alla svolta: «I nostri dirigenti usano un linguaggio di parole ammuffite, scollegate dalla realtà degli uomini in carne ossa. E su tanti temi, come la sicurezza e l’abolizione degli enti inutili, continuano a balbettare. Da questa situazione non ne usciamo con piccoli movimenti, ci vuole una scelta radicale».
Ci vuole, invoca, «una nuova ideologia, un sogno collettivo», che soppianti il grigiore dei quadri di partito e fondi su pochi temi essenziali, come la garanzia dei servizi e la tensione verso la piena occupazione ,il distinguo con il centrodestra. E su questa nuova ideologia, su un substrato di valori non negoziabili capaci di risvegliare la passione delle masse, che punta anche l’analisi di Bettini. «Mi rimproverano di fare antipolitica – commenta l’ex dirigente veltroniano – Non è vero, il mio libro è l’ultimo, disperato tentativo di riportare la politica». Una politica persa in questi anni «nell’assillo di andare al Governo, a costo di fare programmi spezzettati, per accontentare un po’ tutti, che ci hanno fatto perdere la radice e il nostro popolo».
La critica al centrosinistra è impietosa: «Ci sono mille partiti personali, correnti e sottocorrenti che servono solo a mantenere gruppi dirigenti che hanno paura a confrontarsi in mare aperto e conservano così il loro potere oligarchico». La proposta, «magari visionaria» e quella di «un nuovo campo largo», che intercetti le coscienze in uno spettro molto più ampio del bacino elettorale del Pd. Non è solo il tentativo di offrire un approdo al voto moderato in uscita dal Pdl, come pure invita a fare Follini; è l’idea, sposata da Vittoria, di una visione che ricostruisca l’empatia con i cittadini. Un’idea con cui si parla a tutti, al di là degli steccati partitici, perché «i tanti che hanno votato De Luca a Salerno o Pisapia a Milano – avverte Bettini – non hanno guardato alle etichette».
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