A Salerno il Pd perde ma nessuno si arrabbia

di Angelo Di Marino
Il risultato dei ballottaggi di Scafati, Pontecagnano e Campagna ha posto ancora una volta la provincia di Salerno in controtendenza nazionale. Mentre il Pd sbanca ovunque, questa volta anche nel resto della Campania, diversamente dalle ultime elezioni politiche, da noi è il centrodestra a far da padrone.
Senza scampo e appello, perché sono i numeri ad evidenziare la sonora sconfitta dei democratici salernitani. La mancanza di successi elettorali da parte del Pd ha parecchie cause ma nessun padre, visto che tutti a vario titolo si dichiarano addirittura soddisfatti.
La cronaca parla da sola. Partiamo da Scafati, dove la crisi nel centrodestra è stata particolarmente acuta con mal di pancia a ripetizione nella maggioranza di Aliberti, fino alla scissione tra Pdl e Fratelli d’Italia. Uno scenario ideale per elaborare un progetto competitivo in grado di riportare il centrosinistra al governo della città. Eppure il Pd salernitano è riuscito ad inanellare una serie di strafalcioni da matita blu, bruciando sull’altare delle correnti tutti i candidati possibili e rendendo inutili le primarie. La scelta finale, ricaduta su D’Alessandro, è il frutto di un atto presuntuoso compiuto dal ristretto manipolo di fedelissimi a De Luca presenti in quella zona. Ciliegina sulla torta, la cacciata dei reprobi avvenuta a poche ore dal voto: via dal circolo Pd di Scafati quanti, meschini loro, avevano annunciato l’appoggio a Nicola Pesce, già sindaco in passato e storico nome della sinistra locale ora schierato con Sel. Ovviamente Pesce è arrivato al ballottaggio con Aliberti, mentre al Pd è andata la medaglia di legno, quella riservata a chi arriva quarto, cioè fuori da ogni podio.
Vogliamo parlare allora di Pontecagnano? Bene, qui il Pd ufficiale, quello di De Luca tanto per capirci, non ha mai creduto di poter intaccare il feudo di Sica, definito a più riprese dallo stesso sindaco-viceministro di Salerno «un tipo simpatico». Che la verve di Sica rappresenti un valore aggiunto politicamente non ci è dato sapere, di certo il grado di belligeranza nei suoi confronti è molto più alto da parte del Pdl, partito del quale comunque fa parte, che non altrove. Sarà perché autore (reo confesso) del dossieraggio nei confronti di Caldoro, ma da mesi ormai la Carfagna e anche Cirielli sul suo nome hanno fatto una bella croce. Nera.
Anche qui, insomma, sembravano esserci quantomeno i presupposti per schiodare Sica dalla poltrona, invece l’apatia. Tranne che per un manipolo di ragazzi, guidati da Roberto Brusa e Giuseppe Lanzara, gli unici di fatto a credere in una Pontecagnano diversa da quella disegnata da Sica in questi anni. Tra l’indifferenza del Pd che conta (?), i ragazzi si sono resi inconsapevoli protagonisti di un laboratorio politico fatto di cose semplici, come la presenza sul territorio, l’attivismo, la vicinanza ai problemi e alle persone prima che ai teoremi e alle strategie del proprio partito. Ragazzi con la mentalità della sana politica delle sezioni di una volta, quelle che ormai non esistono più. Le primarie, poi la sfida di Lanzara, già capogruppo in consiglio comunale. Lanciata sì con il simbolo del Pd ma consumata più o meno da soli. Con De Luca apparso miracolosamente sabato scorso al fianco del giovane candidato, al quale ha riservato un paio di buffetti e una pacca sulla spalla. Come si fa coi bravi ragazzi per non fargli montare la testa.
Scafati e Pontecagnano, ma il discorso non è molto diverso nel resto della provincia. Il Pd ufficiale è solo un club di seguaci di De Luca. Che oltre i confini cittadini conta poco o nulla ma che gestisce tutto in nome e per conto del suo leader. E chi non va a Canossa è fuori dai giochi. Un esempio? Alfonso Andria, messosi in proprio dopo la delusione delle primarie. Ma la lista è lunga e rischia di diventare chilometrica. C’è infatti da scegliere un reggente al Comune che da vicesindaco guidi le truppe quando De Luca è a Roma. I nomi sciorinati in queste settimane sono già bruciati perché apparsi troppo spesso sulle pagine dei giornali. Cosa accadrà? Nulla, De Luca in qualche modo succederà a se stesso. E il “suo” Pd si dissolverà. Tanto a che gli serve?
©RIPRODUZIONE RISERVATA

pubblicato su “la Città” del 12 giugno 2013

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