Confindustria Salerno: la crisi vista in poltrona

di Angelo Di Marino
Mario Monti si è presentato alle Camere per chiedere la fiducia puntando su due parole: “Equità e sviluppo”. La prima porta a credere che, una volta tanto, qualcosa dovranno pagarla pure i ricchi e non soltanto salariati e stipendiati. L’altra rappresenta la chiave di volta per uscire dal pantano, provando ad invertire la rotta segnata da una crisi economica profonda e lacerante.
Sono dei buoni presupposti, che rappresentano anche delle risposte alle istanze degli industriali, reiterate a gran voce negli ultimi mesi dalla Marcegaglia, presidente in scadenza di Confindustria. A questo punto sarebbe lecito attendersi un atteggiamento responsabile proprio dagli imprenditori che pretendono attenzione, rispetto e soluzioni dalla politica. Scorrendo invece le nostre cronache, ci si rende conto che non esiste fronte più belligerante di quello confindustriale. Due gli esempi a noi molto vicini: Napoli e Salerno.
Paolo Graziano, successore di Gianni Lettieri alla guida degli imprenditori partenopei, pochi giorni fa è esploso: “C’è chi tra di noi prova a contrastare il nostro desiderio di restituire autonomia, dignità e trasparenza all’Unione industriali di Napoli”. Parole contenute in una lettera spedita a un centinaio di componenti della giunta, nel tentativo di arginare una evidente fronda interna, forse eterodiretta. Per sparigliare, Graziano ha convocato tutti il primo dicembre, annunciando di volere chiarezza su tutto e dichiarando guerra “alle rendite di posizione”. Chiaro il riferimento “a tutte le situazioni che abbiamo trovato” a Palazzo Partanna.
Senza tirare in ballo Atene e Sparta, a Salerno le cose vanno ancora peggio in questi ultimi mesi, soprattutto da quando si è aperta la corsa (?) alla successione di Agostino Gallozzi, allontanato con imperioso provvedimento dalla stessa Assindustria insieme ad Antonio Ilardi. Entrambi poi hanno portato via dall’associazione le loro imprese, seguiti qualche tempo dopo da “la Doria” di Angri che preferisce restare sì in Confindustria, ma negli elenchi di Ravenna. Gallozzi e Ilardi, giusto per ricapitolare, sono stati censurati dai probiviri nazionali a seguito dell’accordo trasversale che ha portato Ilardi alla vicepresidenza dell’ente camerale. Dalla censura si è passati alla sospensione dalle cariche confindustriali. Una sorta di scomunica, peraltro inusuale per un mondo come quello degli industriali fatto di etichetta, aplomb e nodi scappini alle cravatte firmate.
Tagliando corto sul progressivo imbarbarimento dei rapporti interni e delle modalità di comunicazione adottate da quel che resta di Assindustria a Salerno, la storia purtroppo non è che agli inizi. Ilardi ha presentato una richiesta di risarcimento milionaria, mettendo sotto accusa anche Sossio Pezzullo, attualmente commissario straordinario. Il quale ha già annunciato la controffensiva nei confronti dello “scomunicato”, a cui in molti vorrebbero revocare la delega fiduciaria che gli permette di sedere accanto a Guido Arzano alla Camera di commercio. Sullo sfondo si intravede pallida la sagoma di Mauro Maccauro, di fatto unico candidato alla presidenza confindustriale. Da mesi è impegnato in una campagna elettorale fatta di continui sussulti e improvvise fratture, circostanze che rendono il suo cammino assai periglioso. Approderà, alla fine, al piano più alto del palazzotto di via Madonna di Fatima, con la neanche mai celata intenzione di migrare verso lidi migliori, come quelli offerti dalla politica.
A questo punto, la riflessione più ovvia è: “Ma chi se ne importa?”. Lecita osservazione. Il piccolo particolare da non trascurare è che Assindustria dovrebbe rappresentare un elemento di sviluppo per l’intero territorio, garantendo autonomia strategica e operativa agli imprenditori nel confronto con la politica e le istituzioni. E di conseguenza assicurare un futuro possibile ai lavoratori impegnati nelle imprese. Invece assistiamo non solo alla totale disgregazione dello storico patrimonio industriale salernitano, ormai nelle mani dei giudici della sezione fallimentare, ma soprattutto ad un’affannosa rincorsa alle poltrone, a quelle “rendite di posizione” denunciate a gran voce da Graziano a Napoli. In un sistema che è succube della politica, in quanto omologa i comportamenti associativi a quelli della peggior spartizione. Un modo per essere sempre più deboli e meno credibili. Tanto la crisi la vediamo solo noi. Per certa gente non esiste, anzi è un’occasione. Irripetibile.

pubblicato su “la Città” del 20 novembre 2011

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