Mondiali 2025, Ekaterina Antropova: “Mi sento sempre cucciola, il volley mi fa sognare. Felice di aiutare le donne”

Ekaterina Antropova a PhuketL'azzurra Ekaterina Antropova posa per una foto all’arrivo a Phuket, in Thailandia (foto King Kom/FIPAV)

Senza confini. È il mondo di Ekaterina «Kate» Antropova, 22 anni, natali in Islanda, infanzia in Russia e adolescenza in Italia, dove è diventata fuoriclasse della pallavolo. «Sono un cucciolo, come dice la mia mental coach», racconta sbarcando a Phuket, in Thailandia, il Paese che ospita i Mondiali che le azzurre vogliono vincere: «Sì, siamo le favorite», ammette consapevolmente. Firma autografi, scatta selfie, riceve fiori e stringe mani: all’aeroporto tante ragazzine e anche le loro madri la aspettano per salutarla, poco più in là stessa processione anche per Paola Egonu.
È l’idolo delle giovanissime, sa che è una responsabilità anche questa?
«Certo che lo è, però questa responsabilità non deve diventare un peso. Alla fine siamo persone normali che hanno scelto lo sport come professione».
Tra social, tv, streaming la conoscono in tutto il mondo.
«Abbiamo una copertura mediatica diversa rispetto a una persona che ha scelto un altro percorso di vita. Per quanto mi faccia piacere che qualcuno trovi in me un punto di riferimento, altro non mi è chiesto se non fare il mio lavoro. Insomma, sono contenta di poter dare una mano a qualcuno semplicemente scendendo in campo e facendo vedere quello che sono».
Da campionesse olimpiche siete delle ambasciatrici dello sport declinato al femminile. La differenza di genere resta un problema?
«Allora, sono molto contenta che noi nel nostro piccolo riusciamo a fare qualcosa per migliorare la situazione o comunque provare ad aprire la mentalità nel nostro ambiente: lo sport come lavoro, soprattutto nell’ambito femminile, è ancora molto difficile nella pratica».
Non solo «gender gap» ma anche differenza nei salari e nelle tutele, come nel recente caso di Asja Cogliandro proprio nel volley. Servono regole.
«Secondo me c’è ancora tanto divario sia a livello sportivo sia nel lavoro convenzionale. Il nostro, appunto, per tanto tempo non era considerato un lavoro ma solo divertimento».
Che Italia è la sua? Velasco dice che ci lamentiamo un po’ troppo…
«È un Paese di grandi opportunità e di tante risorse. Significa che puoi avere un percorso in crescendo, come nella pallavolo dove non è un caso se si ottengono tanti grandi risultati».
Un posto dove in qualche modo si può emergere?
«È importante anche avere la sicurezza di riuscire a dare tante risposte in tanti ambiti e portare tante soddisfazioni a questo Paese».
La Russia, invece, è un Paese in guerra.
«Non è certo un periodo facile, anche perché io ho tutta la mia famiglia in Russia e quest’anno non riuscirò a tornare a San Pietroburgo: con una sola settimana di stop non sarà possibile».
Che cosa significa per una giovane donna come lei vivere in un mondo in cui si incrociano missili e droni?
«Trovo assurdo che nel 2025, con tanti esempi del passato alle spalle, si continui a pensare di poter risolvere dei problemi facendo le guerre. Magari, il mio punto di vista è un po’ infantile ma per me resta un mistero tutto questo».
Così prevale la violenza.
«Sin dall’infanzia ho imparato che con l’aggressività e facendo la lotta si ottiene poco, noi cerchiamo di insegnarlo ai bambini ma poi come adulti non riusciamo a comportarci nello stesso modo. Lo trovo un po’ assurdo».
Quanto si sente ancora bambina, magari sognatrice o esploratrice?
«Tantissimo, anche perché per il mondo della pallavolo sono ancora veramente giovane, come dice la mia mental coach sono “un cucciolo”. Assolutamente, c’è tanta curiosità sia pallavolistica che di esplorare il mondo, ci sono ancora tantissime esperienze che vorrei fare e vorrei vivere».
Alla scoperta del mondo allora.
«Mi piacerebbe tanto viaggiare, ma avendo del tempo limitato sono costretta a farlo poco. Quando però parto, le città mi piace scoprirle nelle librerie che mi incuriosiscono tanto. La lettura mi piace molto».
Non solo pallavolo, a cosa punta fuori dal campo?
«Mi sto focalizzando sempre di più sullo studio, sto seguendo psicologia. Per ora mi piace come percorso e speriamo poi di riuscire a ottenere almeno una laurea».
Cosa è cambiato dopo la vittoria alle Olimpiadi di Parigi, il primo oro nella storia della nostra pallavolo?
«Per me non tantissimo, sicuramente è stata la realizzazione del sogno di una vita e comunque porta tanto orgoglio. Si può sempre migliorare, non sono ferma a quella vittoria e credo che sia così anche per le mie compagne. Certo, ogni tanto ripensarci è bellissimo».
Andrà a giocare all’estero, magari come Myriam Sylla in Turchia?
«È un qualcosa che incuriosisce anche me, vediamo cosa ci porta la vita. Per questo è bella la carriera di uno sportivo».
Nel 2023, al suo esordio in azzurro, era diventata l’antagonista di Paola Egonu. Con Velasco, invece, tutto fila liscio. Come funziona?
«Sicuramente c’è voluto un po’ di lavoro con la mia mental coach: entrare dalla panchina non è il mio solito ruolo, quindi devo cambiare un po’ il focus».
Ma con Paola va tutto bene?
«Tra noi c’è stata sempre una collaborazione. Dal mio punto di vista, l’unico che conosco pienamente, c’è sempre collaborazione. La squadra conta più di una persona singola, quindi è fondamentale che ci sia».
Quando è arrivata in Italia, si aspettava un’avventura così?
«Zero aspettative, come sempre nella mia vita, quindi accolgo tutto quello che riesco a ottenere e sicuramente sono contenta di partecipare a questo Mondiale. Ho tanta voglia di giocare, voglio vivermela tutta».
Senza confini, è il Mondiale di Kate. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Intervista pubblicata su La Stampa del 21 agosto 2025
LA STAMPA pagine 26 e 27 del 21-8-2025
LA STAMPA prima pagina del 21-8-2025

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmail
Condividi questo articolo
Facebookrss
Segui

Be the first to comment on "Mondiali 2025, Ekaterina Antropova: “Mi sento sempre cucciola, il volley mi fa sognare. Felice di aiutare le donne”"

Leave a comment